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Normativa

In ambito nazionale, la nuova normativa per i dati di tipo aperto e le norme, ancor più recenti, in materia di trasparenza dell’azione amministrativa e di pubblicazione tracciano un quadro prescrittivo per le amministrazioni chiaramente orientato alla pubblicazione di dati in formato di tipo aperto e liberamente utilizzabili, salvo casi eccezionali da individuare sulla base di criteri oggettivi e trasparenti, come in materia di protezione dei dati personali.

In particolare, l’art. 9 del DL n. 179/2012, convertito in Legge n. 221/2012, ha interamente riscritto l’art. 52 del CAD sull’accesso telematico e riutilizzo dei dati delle pubbliche amministrazioni. Esso stabilisce che le amministrazioni, i gestori di pubblici servizi e le società partecipate a maggioranza pubblica, inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, “pubblicano nel proprio sito web, all'interno della sezione Trasparenza, valutazione e merito (ora "Amministrazione trasparente" secondo quanto previsto dal D.lgs n. 33 del 14 marzo 2013), il catalogo dei dati, dei metadati e delle relative banche dati in loro possesso ed i regolamenti che ne disciplinano l'esercizio della facoltà di accesso telematico e il riutilizzo, fatti salvi i dati presenti in Anagrafe tributaria. Lo stesso articolo stabilisce che “i dati e i documenti che le amministrazioni titolari pubblicano senza l'espressa adozione di una licenza si intendono rilasciati come dati di tipo aperto” (principio dell’Open Data by default). L’eventuale adozione di una licenza è motivata ai sensi delle linee guida nazionali”. Particolarmente innovativa è la previsione, sempre definita all’art. 9 del DL suddetto, relativa alle clausole da inserire nei capitolati e negli schemi di contratto per i servizi ICT che prevedono la raccolta e la gestione di dati pubblici. In questi casi, le pubbliche amministrazioni devono prevedere “clausole idonee a consentire l'accesso telematico e il riutilizzo, da parte di persone fisiche e giuridiche, di tali dati, dei metadati, degli schemi delle strutture di dati e delle relative banche dati”. La norma stabilisce inoltre che “le attività volte a garantire l'accesso telematico e il riutilizzo dei dati delle pubbliche amministrazioni rientrano tra i parametri di valutazione della performance dirigenziale”. Infine, lo stesso art. 9 riscrive l’art. 68, comma 3, del CAD sulla definizione dei dati di tipo aperto identificandone le principali caratteristiche, come riportato nella sezione 3.3, e pone in capo all’Agenzia per l’Italia Digitale il compito di individuare i casi eccezionali di dati aperti rilasciati a tariffe superiori ai costi marginali per la loro riproduzione e divulgazione.

Se per i dati pubblici il CAD e le nuove opportunità aperte dagli Open Data hanno portato alla formulazione di nuove regole di accesso e diffusione, in ambito statistico l'attenzione alla fornitura, diffusione e accesso alle informazioni da parte degli utenti risulta antecedente rispetto alla nascita del paradigma dell'Open Data, pur se in origine con specifico riferimento al concetto di dato aggregato.

Nell’ambito dei dati statistici esistono, da tempo, specifiche normative di riferimento quali ad esempio il D.lgs. n. 322 del 6 settembre 1989 - Norme sul Sistema statistico nazionale e sulla riorganizzazione dell'Istituto nazionale di statistica - nel quale viene evidenziata e ripresa più volte la necessità di interconnettere, a fini statistici, i sistemi informativi delle pubbliche amministrazioni e degli enti facenti parte del Sistema statistico nazionale, garantendo l’accesso alle informazioni prodotte dalle singole amministrazioni. Tale riferimento è presente nell’art. 6, del D.lgs. n. 322/1989 che disciplina i compiti degli uffici di statistica che: “a) promuovono e realizzano la rilevazione, l'elaborazione, la diffusione e l'archiviazione dei dati statistici che interessano l'amministrazione di appartenenza, nell'ambito del programma statistico nazionale; b) forniscono al Sistema statistico nazionale i dati informativi previsti del programma statistico nazionale relativi all'amministrazione di appartenenza, anche in forma individuale ma non nominativa ai fini della successiva elaborazione statistica; c) collaborano con le altre amministrazioni per l'esecuzione delle rilevazioni previste dal programma statistico nazionale; d) contribuiscono alla promozione e allo sviluppo informatico a fini statistici degli archivi gestionali e delle raccolte di dati amministrativi.”

Per i compiti suddetti, “gli uffici di statistica hanno accesso a tutti i dati statistici in possesso dell'amministrazione di appartenenza, salvo eccezioni relative a categorie di dati di particolare riservatezza espressamente previste dalla legge. Essi possono richiedere all'amministrazione di appartenenza elaborazioni di dati necessarie alle esigenze statistiche previste dal programma statistico nazionale”. Inoltre, in base poi all’art. 10 che regolamenta l’accesso ai dati statistici, il decreto prevede che: “I dati elaborati nell'ambito delle rilevazioni statistiche comprese nel programma statistico nazionale sono patrimonio della collettività e vengono distribuiti per fini di studio e di ricerca a coloro che li richiedono fermi restando i divieti di cui all’art.9”, che prevede la tutela del segreto statistico, e quindi anche la protezione dei dati personali, consentendo la comunicazione e la diffusione unicamente di dati aggregati o comunque secondo modalità che non rendano identificabili gli interessati.

In ambito europeo, si rammentano alcune indicazioni fornite dall’agenda digitale europea: la prima indicazione è quella dell’azione n. 3 del pilone relativo allo sviluppo del mercato unico digitale europeo. Tale azione individua alcune linee strategiche per gli stati membri relativamente all’apertura di dati pubblici per il loro riutilizzo. La seconda indicazione è quella dell’azione n. 85 relativa alla revisione dell’accesso pubblico alla direttiva sulle informazioni ambientali.

Sempre in ambito europeo è importante richiamare le disposizioni contenute nella direttiva sull’informazione del settore pubblico (PSI). La prima versione della direttiva risale al 2003; essa è stata recepita in Italia dal D.lgs n. 36 del 2006. Nata diversi anni prima dall’affermazione dell’Open Data, la direttiva è stata recentemente emendata accogliendo alcuni dei principi basilari dell’Open Data. In particolare, tra le novità di rilievo si segnala che, secondo la nuova versione della direttiva, pubblicata in gazzetta ufficiale lo scorso 26 giugno 2013, la diffusione della PSI non è più una raccomandazione ma diventa obbligatoria; essa estende il suo ambito di applicazione anche ai musei, biblioteche e archivi; il principio del riuso è rivisto chiarendo che tutti i documenti pubblici possono essere riutilizzati sia per fini commerciali sia per scopi non commerciali nel rispetto della disciplina in materia di protezione dei dati personali; le amministrazioni rendono disponibili i loro dati e documenti, ove possibile, in formati aperti e “machine-readable”, accompagnandoli dai relativi metadati; sia i formati che i metadati dovrebbero essere per quanto possibile conformi a formati aperti standard; le licenze da associare ai dati non dovrebbero limitare le possibilità di riutilizzo dei dati e documenti; i costi per il riuso dei documenti dovrebbero essere limitati ai soli costi marginali sostenuti per la produzione, riproduzione e divulgazione dei dati.

Infine, il G8 tenutasi a Londra a giugno 2013 ha posto particolare attenzione al tema dell’Open Data intervenendo su tre direttrici: la stesura di una Carta degli Open Data [4] che sancisce un insieme di principi basilari che gli Stati recepiscono al fine di rendere disponibili e riutilizzabili i dati raccolti e gestiti dalle pubbliche amministrazioni, l’impegno da parte degli Stati di far propri i principi di tale Carta, e un piano di azione per il rilascio di talune tipologie di dati. Tali impegni sono stati recentemente ribaditi e rafforzati nell’ambito dei lavori di preparazione in vista del prossimo G8.